TOP NEWS ESTERO: rendimenti Gilt ai massimi da 2008, premier Starmer subisce pressioni per dimettersi
12/05/2026 18:01
TOP NEWS ESTERO: rendimenti Gilt ai massimi da 2008, premier Starmer subisce pressioni per dimettersi
MILANO (MF-NW)--I rendimenti dei titoli di Stato britannici hanno raggiunto oggi i livelli più alti della crisi finanziaria globale del 2008, mentre cresce la pressione sul premier Keir Starmer perché si dimetta. A fine mattinata il rendimento del Gilt a 10 anni è salito di 10 punti base al 5,101%, dopo rialzi ancora più marcati nelle prime ore di contrattazione. Rendimenti e prezzi delle obbligazioni si muovono in direzioni opposte, questo significa che è in atto un selloff del mercato sui titoli di stato UK. Anche i rendimenti sulla parte lunga della curva hanno toccato i massimi dal 1998, con i Gilt a 20 e 30 anni in rialzo di 10 punti base al 5,793%. 70 DEPUTATI LABURISTI CHIEDONO LE DIMISSIONI DI STARMER La leadership di Starmer appare appesa a un filo dopo che oltre 70 deputati laburisti hanno chiesto le sue dimissioni. Le richieste sono arrivate dopo le pesanti perdite subite dal Partito Laburista nelle elezioni amministrative della scorsa settimana. Anche se il voto non modifica la composizione del Parlamento o del governo britannico, alcuni politici sostengono che il risultato esprime di fatto una protesta dell'elettorato contro la linea politica di Starmer. Martedì mattina il premier ha tenuto una riunione ordinaria di governo. Secondo il Guardian, Starmer avrebbe ribadito ai ministri di non avere intenzione di dimettersi, confermando la posizione già espressa dopo le elezioni di giovedì. Il ministro del Lavoro e delle Pensioni, Pat McFadden, ha dichiarato che durante la riunione nessuno ha contestato apertamente la leadership di Starmer. Il Partito Laburista dispone di una procedura formale per sfidare il leader, "ma non è stata attivata", avrebbe affermato McFadden. "Il Paese si aspetta che governiamo, ed è quello che sto facendo io e che dobbiamo fare come governo". In mancanza delle dimissioni di Starmer, una sfida interna alla leadership può essere avviata soltanto se il 20% dei deputati laburisti sostiene un candidato alternativo. Oggi sarebbero necessari 81 parlamentari. Negli ultimi anni crescita economica e tenore di vita nel Regno Unito hanno ristagnato, mentre il Paese ha dovuto affrontare una crisi del costo della vita dopo la pandemia da Covid e il conflitto tra Russia e Ucraina. Il governo laburista è stato inoltre colpito dal malcontento per la lentezza delle riforme economiche, con le ultime elezioni locali che hanno premiato sia il partito di destra Reform UK sia i Verdi. DA CHE PARTE STANNO ADESSO I BOND VIGILANTES? Tuttavia, i cosiddetti bond vigilantes - gli investitori che puniscono le politiche fiscali considerate rischiose - sembrano preferire la permanenza di Starmer e della cancelliera Rachel Reeves rispetto alle alternative, dato che in passato i titoli britannici avevano già sofferto durante fasi di incertezza politica. Lo scorso luglio, i rendimenti dei Gilt erano balzati dopo che Reeves era apparsa in lacrime in Parlamento fra le indiscrezioni secondo cui la sua posizione nel governo fosse a rischio. La tensione era nata dopo il dietrofront del governo sui tagli al welfare proposti dalla ministra, contestati da diversi deputati laburisti. Tra i principali candidati a sostituire Starmer vengono indicati il ministro della Salute Wes Streeting, l'ex vicepremier Angela Rayner e il sindaco della Greater Manchester Andy Burnham. Rayner e Burnham - quest'ultimo al momento non eleggibile a premier perché privo di seggio parlamentare - sono generalmente considerati più a sinistra rispetto a Starmer. Matthew Ryan, responsabile strategia di mercato di Ebury, ha scritto in una nota che i mercati obbligazionari stanno già esprimendo il loro giudizio sulla crisi politica in corso a Westminster, "e non è un bello spettacolo. I bond vigilantes sono tornati in piena forza, con i rendimenti a lunga scadenza vicini ai massimi degli ultimi trent'anni". Secondo Ryan, gli investitori stanno incorporando nei prezzi un premio per il rischio politico sugli asset britannici, temendo sia un cambio degli equilibri politici sia un aumento delle emissioni di debito pubblico nel caso di un premier più orientato a sinistra. CHI HA PAURA DI THERESA MAY? Jordan Rochester, responsabile della strategia Ficc Emea di Mizuho Bank, ha definito le tensioni politiche "Starmer drama", ma ritiene che il premier possa restare in carica ancora per qualche tempo. "Starmer potrebbe sopravvivere fino al 2027: Boris Johnson resistette molto più a lungo di quanto molti si aspettassero. Ma il momentum sta girando contro di lui. La situazione ricorda di più Theresa May, che si dimise nel giro di poche settimane dopo le cattive elezioni locali del 2019". Secondo Rochester, "il destino è ormai segnato, resta solo da capire quanto rapidamente arriverà l'uscita". IL SESTO PREMIER IN 10 ANNI Starmer è il sesto primo ministro britannico in dieci anni. Tra i suoi predecessori figurano, per l'appunto, May e Johnson, entrambi costretti alle dimissioni sotto pressione del loro stesso partito. In una nota pubblicata lunedì sera, gli strategist di Citi hanno affermato che un'eventuale uscita di Starmer potrebbe avere conseguenze che vanno oltre l'aumento dei costi di finanziamento del governo. Secondo Citi, gli ultimi sviluppi hanno preparato il terreno per una sfida alla leadership che potrebbe portare "a uno spostamento a sinistra delle politiche laburiste e a una politica fiscale più espansiva. Vediamo rischi orientati verso rendimenti dei Gilt più elevati e una sterlina più debole", hanno scritto gli analisti. cba/edm (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
TOP NEWS ESTERO: inflazione Usa al 3,8% a/a, massimo da maggio 2023
12/05/2026 18:01
TOP NEWS ESTERO: inflazione Usa al 3,8% a/a, massimo da maggio 2023
MILANO (MF-NW)--Negli Stati Uniti, l'inflazione complessiva ha raggiunto il livello più elevato da maggio 2023, attestandosi al 3,8% su base annua e risultando superiore alle attese degli analisti. ANCHE DATO CORE RESTA SOPRA IL TARGET FED I prezzi pagati dai consumatori sono aumentati dello 0,6% su base destagionalizzata nel mese di aprile, portando il tasso di inflazione annuo al 3,8%, secondo quanto riportato dal Bureau of Labor Statistics. Il dato mensile è risultato in linea con le previsioni, mentre quello annuale si colloca 0,1 punti percentuali al di sopra rispetto al consenso del Dow Jones. Escludendo alimentari ed energia, il Cpi core è aumentato dello 0,4% su base mensile e del 2,8% su base annua, indicando che anche l'inflazione di fondo resta ben al di sopra dell'obiettivo del 2% della Federal Reserve. PRESSIONE SUI PREZZI VA OLTRE CARO ENERGIA La lettura ha alimentato le preoccupazioni sull'impatto inflazionistico del conflitto in Medio Oriente sull'economia Usa. "I consumatori Usa stanno facendo del loro meglio per assorbire i maggiori costi dell'energia, ma non trovano molto sollievo altrove. I prezzi alimentari continuano a salire, con l'inflazione alimentare anno su anno che ha raggiunto un massimo pluriennale, mentre i servizi core, che includono la parte abitativa e le cure mediche, hanno fatto segnare una delle letture più alte da settembre", commenta Bret Kenwell, Us Investment analyst di eToro. "In altre parole, la pressione inflazionistica non è solo alla pompa, si sta manifestando in tutto il bilancio familiare", dichiara Kenwell. In questo quadro, l'economia degli Stati Uniti e il mercato del lavoro appaiono ancora stabili. SI ALLONTANA PROSPETTIVA TAGLI FED AI TASSI Per la Federal Reserve la situazione resta particolarmente delicata: l'inflazione continua ad allontanarsi dal target, ma lo fa principalmente a causa di pressioni dal lato dell'offerta, contro cui manovre sui tassi di interesse hanno un'efficacia limitata. In questo contesto, "i tagli dei tassi nel corso dell'anno appaiono sempre meno probabili, proprio mentre il rincaro dell'energia inizia a pesare sui consumi e sulla crescita economica complessiva", spiega Richard Flax, cio di Moneyfarm. POLITICA MONETARIA PIÙ RESTRITTIVA SOSTIENE DOLLARO Le prospettive di una politica monetaria più restrittiva potrebbero rafforzare il dollaro nel breve termine. "Tassi eventualmente più alti negli Usa andrebbero ad attirare capitali esteri, che cercano rendimenti, aumentando la domanda di dollari rispetto ad altre valute come l'euro", spiega Saverio Berlinzani, Chief Analyst di ActivTrades. Inoltre, "ricordiamo che in contesti di incertezza globale legata a shock energetici, come le tensioni geopolitiche in Iran, il dollaro funge da porto sicuro per gli investitori, ritornando la valuta safe haven per eccellenza", conclude Berlinzani. cba (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)